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STUDI SCIENTIFICI SULL’ESTRATTO DI LIQUIRIZIA

ASPETTI GENERALI

ENDOCRINOLOGIA, IPERTENSIONE, GINECOLOGICA, ANDROLOGIA, OBESITÀ

Studi attuali hanno spiegato gli usi antichissimi della radice.
Nei papiri egizi e su documentazione cinese datante alcune migliaia di anni gura che la radice di liquirizia veniva usata per svariati usi e in particolare per la tosse, per i dolori addominali, per detergere le ferite di guerra e per svariate altre applicazioni. E’ interessante come la radice è stata rinvenuta nella tomba del faraone Tutankamen come alimento indispensabile per il viaggio dopo la morte.

Sia i cinesi che i romani usavano la radice della liquirizia anche per la sterilità delle donne.
Teofrasto inoltre riferisce che la radice veniva usata dagli Sciiti per resistente alla fame e alla sete nelle traversate del deserto. L’uso della radice è continuato nei secoli e dal medio evo sono sorte delle piantagioni in vari paesi per averla a disposizione specialmente come erba medica.

Tutte queste applicazioni allora empiriche ora hanno trovato un fondamento scienti co nel loro uso.
Questa breve introduzione serve a spiegare quali siano le possibili applicazioni mediche.

EFFETTI POTENZIALMENTE UTILI

Numerosi studi degli ultimi anni hanno dimostrato che la liquirizia e in particolare l’acido glicirretinico e la glabridina che

sono i principi attivi più rappresentati nella radice, possono essere anche considerati come dei farmaci.

1 – Effetto antiandrogeno:

L’acido glicirretinico è in grado di bloccare parzialmente la sintesi di testosterone. Nell’uomo sano che possiede normalmente concentrazioni elevate di testosterone tale effetto, pur presente, non è rilevante in quanto la riduzione del testosterone non è tale da ridurre l’ormone sotto il range di normalità.

Nella donna invece, che possiede valori relativamente molto più bassi di testosterone che nell’uomo, l’uso di liquerizia di solito riduce in modo ef cace la concentrazione di tale ormone. Tale effetto è più evidente in quei casi in cui vi è un eccesso dell’ormone e che hanno un quadro clinico evidente come peluria, acne perdita di capelli etc.. Uno studio di Armanini e colleghi ha infatti mostrato che le concentrazioni di testosterone si riducono in modo signi cativo durante assunzione di dosi moderate di liquerizia.

Tale effetto è stato sfruttato per la terapia dell’irsutismo, dell’acne e degli stati di iperandrogenismo più rilevanti come la sindrome dell’ovaio policistico, una situazione clinica molto frequente ( no al 10% della popolazione femminile), che si associa a disturbi del ciclo mestruale, irsutismo e quadro ovaio multicistico). Uno studio recente eseguito dal gruppo del prof. Armanini ha evidenziato che l’associazione di spironolattone e di liquirizia del commercio ha potenziato l’effetto terapeutico riducendo la prevalenza di disturbi mestruali e di riduzione della pressione, conseguente all’effetto diuretico dello spironolattone. In tali pazienti inoltre si è evidenziato un netto miglioramento dei sintomi e dei segni di iperandrogenismo come l’acne, la peluria, i capelli grassi.

Nello stesso studio si è anche evidenziato che la liquirizia riduce la frequenza di perdite tra le mestruazioni, dovuta spesso all’uso dello spironolattone. L’uso topico in crema della liquirizia inoltre ha un effetto positivo specialmente se associato preliminarmente con terapia antiandrogene.

2 – Riduzione del grasso

Studi scienti ci di vari gruppi (Stewarts et al Walker et al) hanno evidenziato come l’acido glilcirretinico sia in grado di bloccare a livello del tessuto grasso l’attivazione del cortisone a cortisolo. Il cortisolo è in grado di accentuare l’incorporazione di trigliceridi negli adipociti, le cellule che nel loro insieme producono i depositi di grasso. Tale effetto è stato pertanto sfruttato in terapia per ridurre la concentrazione di grasso a livello dei depositi.

Due studi in particolare sono interessanti, ambedue del gruppo del prof. Armanini
In uno si è visto che la liquirizia del commercio assunta per os è in grado di ridurre la massa grassa. In questo caso però non si assiste ad una riduzione del peso corporeo dato che la liquerizia produce anche una ritenzione di acqua come spiegato sopra. I soggetti quindi perdoano grasso e acquistano acqua, mantenendo costante il peso corporeo.

Nel secondo studio del prof. Armanini si era evidenziato come l’acido glicirretinico sia in grado di ridurre lo spessore del grasso sottocutaneo se assunto in una crema del commercio. Tale effetto non si accompagna ad una ritenzione di acqua probabilmente per l’azione topica del preparato. L’uso di tale crema si è dimostrato molto utile, specialmente in quelle donne che avevano una disposizione del grasso in zone selettive come le cosce o l’addome. L’uso massivo in una super cie corporea troppo ampia andrebbe invece sconsigliato data la possibilità di assorbimento dovuta alla dose molto più elevata di crema assorbita.

3 – Effetto sull’osso e sui meccanismi che regolano la calci cazione.
Uno studio del prof. Armanini ha evidenziato che la liquirizia per bocca è in grado di aumentare le concentrazioni di paratormone, senza farle arrivare al di sopra del range di normalità. Si sa che un eccesso di paratormone produce osteoporosi, mentre un aumento delle concentrazioni di modesta entità, restando l’ormone nel range di normalità, come nel caso in fattispecie, favorisce la corretta calci cazione ossea tanto che talora il paratormone è usato in terapia.

4 – Effetto estrogenico.

La glabridina, il componente principale della radice della pianta di liquirizia ha una modica azione estrogenica, dando la possibilità di annoverare la radice una delle cosiddette terapie con toestrogeni. La glabridina è stata studiata per la terapia dell’osteoporosi e potrebbe anche essere coinvolta nell’effetto bene co sull’osteoporosi.

5 – Altri effetti: antibatterico, antivirale, anti fungino, effetto antigastritico, effetto antiaging.
La liquirizia ha anche azione antibatterica, antifungina, antivirale. La radice della liquerizia e in particolare l’acido glicirretinico viene pertanto usata anche per la terapia di patologie infettive. In particolare, studi scienti ci hanno evidenziato un effetto positivo nell’epatite virale e in generale nelle virosi. Un possibile effetto importante per spiegarne il meccanismo è lo stimolo della produzione di interferone endogeno.